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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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 Qualche giorno fa sono andata in biblioteca per ordinare un paio di libri, uno era una raccolta di Mozzi di cui è appena uscita la nuova edizione riveduta e ampliata. Si tratta di Il male naturale e se ne parla parecchio in giro per via di qualche polemica che si era sviluppata ai tempi della prima uscita, nel 98. L'altro era Centuria di Manganelli, di cui aveva accennato ancora Mozzi nelle lezioni qui sotto citate. Insomma, Mozzi sta diventando un mio portolano per la navigazione nella lettura perché si esprime molto, dice cose sensate e spesso sono d'accordo con le sue tesi.


E così sono andata nella mia piccola biblioteca di quartiere, che sta a pianterreno di una vecchia scuola elementare a circa dieci minuti a piedi da casa mia. Purtroppo le risorse che la pubblica amministrazione concede a questa miserella istituzione sono al di sotto del minimo sindacale: i vecchi pc con cui si collegano alla banca dati sono quasi sempre inchiodati, sui pochi scaffali i pochi libri risalgono ai tempi in cui qualcuno aveva voglia di spendere per diffondere la cultura, sia pure bassa, quindi quasi mai mi capita di trovare lì il libro che mi serve. L'interprestito con le altre biblioteche della provincia per fortuna funziona, peccato che per richiedere un'opera sia necessario presentarsi di persona sul posto, non essendo possibile nessun tipo di prenotazione telefonica o telematica (l'efficienza del servizio bibliotecario di altre province non sanno nemmeno cosa sia quei poveri impiegati messi lì a ticchettare davanti ai monitor del secolo scorso, e del resto, pure se dico Adelphi mi chiedono se è un libro o un dvd...)

 

E così, come dicevo all'inizio della divagazione, qualche giorno fa sono andata a ordinare i due libri, numero massimo concesso, e già che c'ero ho curiosato un po' tra gli scaffali. Ho trovato un'altra raccolta di Mozzi, Fiction, che mi sono subito accaparrata e poi ho guardato se c'era qualcosa di Vargas Llosa, pensando che magari il nobel avesse scosso un po' di polvere dalla lista ammuffita dei nuovi acquisti che, pur raramente, dovevano ben pianificare. Illusa. C'era solo un volume con la copertina arancione un po' sbertucciata, Il caporale Lituma sulle Ande. Lo prendo, meichegnent, pensando di sfogliarlo nell'attesa dell'arrivo degli altri due tomi: tre quattro giorni, han detto. Di Vargas Llosa avrei voluto leggere le avventure della ragazza cattiva, un po' più moderno come uscita e più curioso come titolo, che mi era anche stato consigliato da un'amica, ma non c'era. Pazienza. Invece del caporale Lituma non avevo mai sentito niente, non lo nominavano nemmeno nelle solite bibliografie giornalistiche.
Nei giorni seguenti ho sbocconcellato Fiction, che mi è sembrato niente male, e poi finalmente gli altri due che erano arrivati. Lituma stava sotto la pigna sul comodino, non so nemmeno io cosa mi abbia spinta a prenderlo in mano, forse la frana causata dal passaggio di Strillo gatto maldestro.
Già dalle prime pagine mi sono ricordata i motivi per cui avevo tanto amato questo autore. Copio quel che ho scritto su anobii durante e dopo la lettura:

la fiducia e una cosa seria e una lettera a vargas llosa"Sanguigno e pieno di sensi, tutti e cinque i sensi, una storia robusta anzi molte, personaggi così belli che non servono le didascalie ai dialoghi, per dire. E una scrittura coraggiosa come pochi (me ne viene in mente uno solo che non è nemmeno ancora stato pubblicato se non su oscure riviste letterarie, come se questo non valesse). Coraggiosa non vuole dire scandalosa, sia chiaro. Per me una scrittura coraggiosa sottintende la fiducia nel lettore, quel che non dice, o dice in maniera sbrigativa, senza preziosismi o inutili dettagli a specificare, a chiarire, lo omette perché stima il lettore, il suo lettore è intelligente, il lettore è suo amico e tra amici molte cose si sanno senza bisogno di continuare a ripetercele. Non si tratta del non detto misterioso o allusivo, bada bene, quanto piuttosto di quel linguaggio familiare dove tutta una serie di ovvietà non vengono nominate perché sono quelle e non ci sono dubbi.
Lo stile poi merita un discorso apposta. Riesce a essere originale pure nella forma più classica del romanzo. Per esempio, quando un personaggio racconta una storia a un altro personaggio, ha un modo così spregiudicato di alternare i piani dei due racconti, il narratore e il narrato che narra, che mi fa venire dei brividi di piacere lungo la schiena mentre lo leggo.
E non sono che a metà.
(Perdono il traduttore che ha messo una serie di note a piè pagina ridicolmente didascaliche: questa edizione è del 1995. E comunque io non le guardo:-)
[aggiornamento]
L'ho finito stanotte alle due, non riuscivo a metterlo giù.
Orco cane che finale. "

E allora lo voglio, voglio che sia mio, che abbia un posto fisso nello scaffale dietro le mie spalle. Faccio un salto da Feltrinelli e già che ci sono mi procuro anche la ragazza cattiva, approfittando degli sconti, e appena possibile gli salto addosso.
Però, Mario, (posso darti del tu, visto che ci conosciamo da tanti anni?) mi dispiace dirtelo ma questa è tutta un'altra cosa. La prosa è normale, non so spiegarti come e non voglio dire che le cose tue più vecchie fossero anormali, ma insomma qui manca qualcosa. Manca l'invenzione, manca la temerarietà, manca, forse, la passione. Una storia passabile, anche ricca di informazioni storiche ma scritta come chiunque saprebbe fare (per chiunque non intendo me o te amico di blog che mi stai leggendo, sia chiaro. Chiunque è un qualsiasi dignitoso scrittore che porta a casa la sua pagnotta senza imbrogliare, e già non è poco).
Evabbè. Non è uno di quelli da tirare contro il muro, sono a pagina 148 e vado avanti, però Mario, se tu fossi qui davvero e se dessi ascolto a una tua vecchia affezionata e fedele estimatrice, ti direi ma cosa ti hanno fatto dal '93 al 2006 per ridurti così? Ti è passata la voglia? Ti annoi? Hai finito i soldi? Sei diventato vecchio e stanco e non ti diverti più?

Hai perso la fiducia in me?

 

---

Per Camillo, altrimenti me ne chiederà conto:

Fiction

Il male naturale (nuova edizione)

Centuria

Il caporale Lituma sulle Ande (nuova edizione)

Avventure della ragazza cattiva 

Ho dovuto togliere i link originali perchè non funzionano più, ma google è tuo amico, sono sicura che saprai farne buon uso (edit 2017)



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Commenti al Post:

La fiducia: una cosa seria e una lettera a Vargas Llosa



virgola_df il 06/02/11 alle 18:00 via WEB
Un'attitudine direi ...
virgola

virgola_df il 06/02/11 alle 18:00 via WEB
... che fa bene a chi la dà e a chi la riceve! ;)


LaDonnaCamel il 06/02/11 alle 23:46 via WEB
eggià :-)

excerptum il 06/02/11 alle 20:13 via WEB
centuria è l'unico che conoscevo, ho anche incominciato a leggere qualcuno dei "romanzi fiume" ma ho abbandonato presto per sopraggiunta noja; mi attiverò certo anch'io per llosa (lituma, seguendo le tue suggestioni); quanto a mozzi lo seguo dalla mail list vibrisse poi sul blog ma confesso niente di cartaceo, in compenso ho apprezzato molto il suo corso in 17 video (che ci posso fare, a me gm piace proprio fisicamente); vabbe' via, anche lui nella wish list - perché in prestito gnornò gnornò non ce la faccio se non sento mia ogni pagina che sfoglio; baci, c.

LaDonnaCamel il 06/02/11 alle 23:54 via WEB
Per Centuria pure io credevo meglio, dei due di Mozzi che sto leggendo in tandem preferisco Fiction, mi piace pensare che abbia inventato anche le notizie, almeno alcune: mi ricorda qualcosa;)
Di Vargas Llosa ho già detto tutto, aggiungo che una volta anche io pretendevo di possedere tutti i libri e mi piacerebbe anche adesso ma purtroppo non posso più permettermelo, sono diventata povera e compro solo quelli indispensabili. Il vantaggio è che se mi deludono li restituisco senza piangerci sopra.

excerptum il 07/02/11 alle 13:05 via WEB
mi sembrava che mancasse qualcosa: di manganelli leggiti Dall'inferno; è passato molto tempo ma se l'ho finito e centuria no qualcosa vorrà dire; se non ricordo male anzi l'ho trovato intrigante "Insieme incuriosito e angosciato dalla supposizione di essere morto, il consueto, metamorfico Soggetto dei libri di Manganelli si trova questa volta nel luogo estremo per definizione: ossia in un inferno o meglio in un aldilà dai tratti sfuggenti e contraddittori"

LaDonnaCamel il 07/02/11 alle 14:39 via WEB
Oh, c'è scritto che è audace! lo ordino, lo ordino!

Arvalius il 11/02/11 alle 12:38 via WEB
Sembra... dico sembra, che a Roma le biblioteche comunali funzionano un po' meglio. Ce ne sono alcune davvero molto fornite. Sia di libri che di cd. L'unica cosa è che io non so perché non me ne servo :)

LaDonnaCamel il 11/02/11 alle 16:28 via WEB
Io ho cominciato da poco, è una questione di abitudine mentale.
Per l'assortimento, credo ci sia qualche differenza tra quelle rionali e la sede centrale, lo vedo dal motore di ricerca dell'OPAC (non posso prenotare ma posso almeno sapere dove stanno i libri e se sono prestabili o occupati)
Un altro vantaggio di non comprarli è che ti puoi togliere lo sfizio di assaggiarli e se poi vedi che non ti interessano non occupi lo spazio inutilmente: buttarli via non sono capace.

 

 

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