testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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La prima edizione di questo raccontino è stata scritta per l'EDS bugie nel gruppo it.arti.scrivere: i primi giorni di ottobre dell'anno duemila nasceva il "confessore", un sistema che avevo ideato per rendere anonimi i racconti, almeno temporaneamente, incoraggiando i commenti spassionati a prescindere dalla reputazione degli scrittori. Questo esercizio di scrittura doveva dunque - per me - sottostare a due regole: attenersi al tema dato, "bugie" e mimetizzarsi in modo da non far capire subito che l'autore ero io.

Edit 6 agosto 2017

 

Lasciami giu' qui
E' la solita prudenza
Loro senza me, hai detto
E' un problema di coscienza.
Certo che lo so, certo che lo so
Non ti preoccupare
Tanto avro' da lavorare...

 

"Si', sono d'accordo, e' cosi' anche per me". Annuiva e guardava le foglie fradice incollate alla strada tra le pozzanghere iridescenti.
"Lo sapevamo che non sarebbe stato per sempre, ti ricordi?"
"Certo che mi ricordo. Te l'ho detto, anch'io sono un po' stanco. Va bene anche a me."
Erano arrivati senza accorgersene in fondo alla via, e un grande prato incolto si stendeva davanti a loro. La pioggia aveva lasciato l'aria trasparente e la riga di nuvole nere si stava allontanando. Il fango pero' era ancora fresco, lo sentivano viscido sotto le scarpe.
Si erano fermati e si fronteggiavano indecisi se tornare indietro o costeggiare il prato lungo il sentiero.
"Devi andare?"
"No, sarei libera ancora per un po'. Se devi andare tu, pero'..."
"No, no, io resterei volentieri. Non fa freddo."
"Si', si sta ancora bene."
Stava per darle la mano, poi invece lascio' stare e la mise in tasca, sentendosi goffo.
"Camminiamo ancora un po', ti va?" disse lei prendendolo a braccetto, "Posso appoggiarmi? Ho paura di scivolare."
Le strinse un attimo il braccio, e poi camminarono piano lungo il prato umido.
Le rondini gridavano tracciando rotte irregolari nel cielo chiaro.


Lui prese un respiro profondo e lei si fermo' e lo guardo': "Ti dispiace davvero tanto?"
"No, te l'ho gia' detto. Non c'e' nessun problema. E' cosi' anche per me. Va tutto bene. Prima o poi doveva succedere, lo sapevamo entrambi. Era previsto. Non preoccuparti per me. Tu piuttosto?"
"Io? Io non so. Si'. Va tutto bene anche per me."
"Allora partite domenica? Quanto state via?"
"Una settimana, solo una settimana. I bambini hanno la scuola, non possiamo tenerli a casa oltre la fine delle vacanze. E voi, che fate?"
"Niente, staremo a casa. Mi riposo, magari scrivo qualcosa. Giovanna lavora, ha finito tutte le ferie e non puo' fare il ponte."
Si erano fermati di nuovo, e lei si era allontanata di qualche passo. Con la punta del piede faceva rotolare un riccio di ippocastano mezzo aperto.
Lui si avvicino' da dietro, e sentiva il profumo dei suoi capelli.
"E come stai? Voglio dire, sei sicura di farcela?"
"Bene. Sto bene, non ti preoccupare. Va tutto bene. Al massimo prendo un po' di pillole."
"Sei sicura? Io me la cavo sempre in un modo o nell'altro, lo sai. Ma non vorrei mai che tu..."
"Basta. Andiamo?"
Si volto' lentamente e lascio' che i loro occhi si incontrassero. Rimasero a fissarsi per un tempo indefinito, ed era tutto quello che sarebbe rimasto. Tutto bene, davvero, tutto bene.
"Ti accompagno?"
"No, grazie. Meglio di no."
"Allora ciao".
"Ciao. E fatti sentire. Qualche volta."
"Si'. Qualche volta."

 


Commenti


Anonimo il 09/07/08 alle 17:44 via WEB
Mooolto bello. Vorrei averlo scritto io! Gloria

LaDonnaCamel il 09/07/08 alle 18:02 via WEB
Oh grazie Gloria, ti sono davvero grata: mi dispiaceva così tanto che questo vecchissimo racconto fosse rimasto senza nessun commento che avevo pensato di ripostarlo, pensa un po'. Anche questo era un gioco, una cosa di tantissimi anni fa. Il tema era "Bugie".

 

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