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Perché lo dico io, perché sì.

  • L'algoritmo del paté

    L'algoritmo del paté è una metafora: per forza: il paté è un'arte, non una scienza esatta. Impossibile riprodurre il rapporto stechiometrico degli elementi, nemmeno con la bilancia atomica. Nemmeno controllando temperatura-pressione-umidità relativa. La materia culinaria proviene dalla vita, proprio come la materia narrativa. Una vita un po' meno consapevole, quella delle galline che generosamente hanno donato il proprio fegato per il compimento della sublime miscela. Ma non è detto...
    Il risultato è sempre maggiore della somma delle sue parti, ma l'ingrediente fondamentale è l'amore. L'amore che bisogna mettere in tutte le cose, per la migliore riuscita, se no la maionese impazzisce, la torta non lievita, il racconto non convince.

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  • La vera storia della Donna Camèl

    Ho riportato qui le puntate tutte insieme ma nel blog originale erano state pubblicate un po' alla volta, come un vero e avventuroso romanzo d'appendice, e di conseguenza i commenti. La storia è semivera e a sua volta era stata scritta ancora prima, per un'altra occasione, ma del resto le vicende narrate affondano le radici nel tempo.

    (Editato il 31 luglio 2017)

     

    Capitolo primo: Siam pronti a partir

    Ho tirato fuori l'album del Sahara per rinfrescarmi la memoria. E' un grande quaderno ad anelli con i fogli in cartoncino bianco e vicino alle foto ci sono le mie annotazioni: date, nomi, luoghi (scordatevelo! :P).

    Così posso ricordare che siamo partiti da Milano il 20 luglio del 1978, mica male: ci potrei scrivere un romanzo storico.

    Ma, già che ci siamo, sarebbe meglio andare indietro ancora di qualche mese, fino alla primavera di quell'anno, quella sera a casa di J&B (che sembra una marca di whisky ma giuro che non è così).
    Erano gli unici della compagnia già sposati, così la loro casa diventava per forza un centro gravitazionale, un posto dove andare invece del bar.

    Eccoci tutti quanti inginocchiati o seduti per terra intorno alla carta ben spianata, e B che spiegava l'itinerario, minimizzava i problemi, decideva le tappe. Lui c'era già stato: Tunisia, Algeria e Marocco, aveva solo diciassette anni, uno zaino e il portafoglio bello pieno. Qualunque cosa si volesse fare, B l'aveva già fatta, come se avesse vissuto un'altra vita, prima, e aveva solo un paio d'anni più di noi.

    M annuiva entusiasta, io domandavo che ci andavamo a fare nel deserto in agosto, o comunque nel deserto: a me piaceva il mare. Niente, mi fu promesso che prima e dopo ci saremmo fermati anche al mare: allora accettai - perplessa.

    Ma non volevamo partire come degli sprovveduti: ci saremmo preparati a dovere. B aveva un vecchio furgone, ci avrebbe messo dei mobili e l'avrebbe trasformato in un camper. Noi? Be', avevamo la cinquecento di M e la tenda canadese.
    Ah no, io non ci dormo in tenda, chissà che bestiacce strisciano da quelle parti: serpenti, scorpioni, scarafaggi immondi… E va bene, allora facciamo l'air-camping.
    E cosi' fu fatto.

     

    la donna camel va nel sahara

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  • Prendere il largo

    La barca bianca e celeste si stacca dal molo. Scivola veloce e sicura sull'acqua calma. Intorno a me l'assolata inoperosità della domenica pomeriggio. Windsurf stesi sulla riva. Tre signore in costume chiacchierano sullo scivolo di cemento, con i piedi in acqua. I soliti sfaccendati, appoggiati al parapetto, guardano le barche uscire o rientrare. Criticano le manovre lanciandosi l'un l'altro sguardi di intesa e indossano l'aria di chi avrebbe saputo fare molto meglio. La brezza leggera accarezza la mia pelle abbronzata troppo in fretta, ma è un refrigerio ingannevole.

    -Mamma, vorrei sistemare un po' la mia camera.
    Non ero sicura di aver capito bene. Riordinare "spontaneamente" quella specie di retrobottega di rigattiere che per abitudine continuavamo a chiamare camera di M.?

    Arrivata all'altezza del frangiflutti la piccola randa passa e la barca bianca e celeste accosta a sinistra. La manovra ha solo una lieve incertezza, poi riprende la sua rotta. Non lontano un uomo con la muta e le bombole sta per immergersi. Siede sul bordo di un gommone dando le spalle all'acqua. Tenendo una mano sulla maschera si rovescia all'indietro e sparisce tra gli spruzzi.

    Guardavo la fila di scatoloni allineati in corridoio. Bambole, peluche, mobili in miniatura. E poi piattini, pentoline, una cucinetta completa, perfino il cavallo a dondolo.
    -M., ma sei sicura di voler dare via tutta questa roba?
    Mia figlia mi sorrideva bonariamente, con la pazienza di quello che spiega a chi non vuol capire:
    -Ne ho tenute quattro, le mie preferite. Per ricordo. È tanto che non ci gioco più. Il cavallo lo passo a F.

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