Scuola di scrittura creativa

Potremmo sostenere che tutta la scrittura è scrittura creativa e nessuno si offenderebbe, dunque questo attributo può apparire pleonastico in questo contesto, anche se applicato ai soli post di narrativa, che peraltro qui rappresentano una schiacciante maggioranza.

Ma siccome questo è il mio blog e qui comando io ho deciso di raccogliere sotto questa etichetta solo alcuni pezzi, quelli a mio arbitrio più confacenti, o più studiati o lavorati, ovvero quelli prodotti per i corsi che ho frequentato da allieva o da indegna maestra, insomma quelli che più si avvicinano al senso americano dell'espressione scrittura creativa - perché da noi, a ben vedere, dire scrittura basta e avanza.

  • 5 consigli per vincere il blocco dello scrittore

    Il blocco dello scrittore non è un notes per scrivere la brutta dei romanzi

    È piuttosto un fastidioso impedimento che può manifestarsi anche a chi non è affatto uno scrittore ma tuttavia deve o vuole scrivere per i più svariati motivi: una relazione o una lettera, un post del blog o i contenuti per il proprio sito, una comunicazione interna, i testi per una presentazione.
    Non necessariamente un lavoro ma il più delle volte sì: il blocco dello scrittore può paralizzare chiunque davanti alla pagina bianca, che sia un vero e proprio foglio di carta che si può stracciare e appallottolare per vendetta, o digitale, con quell’odioso cursore che pulsa evidenziando la sconfitta della capacità creativa umana nei confronti della macchina impietosa.

    Prima di raccontarti i miei cinque consigli su come superare questa fastidiosa inibizione che ti impedisce di lavorare ti voglio rassicurare, la paura della pagina bianca può cogliere chiunque debba scrivere testi: blogger, social media manager, creatori di contenuti per l’impresa o conto terzi: non solo gli scrittori ma tutti coloro che hanno il compito di scrivere qualcosa di nuovo e interessante. Spesso quando uno scrittore diventa famoso svela i suoi trucchi e i rituali a cui si sottopone per compiacere i capricci della sua fantasia: chi scriveva solo a matita su quaderni di un certo tipo, chi scriveva a letto, di notte e coperto da un mucchio di maglie di lana, chi scriveva al bar in mezzo ai rumori e al via vai della gente, chi invece doveva trovarsi in un ambiente silenzioso e lontano da ogni distrazione. A proposito di distrazioni, il web e i social non sono l'ideale per mantenere la concentrazione, occorre un certo autocontrollo per non farsi irretire dalle sirene del cazzeggio che cantano con voce soave per attirare la tua attenzione: tra le altre tecniche per vincere il blocco dello scrittore, il mio sesto consiglio fuori lista è: mettiti la cera nelle orecchie, silenzia tutte le notifiche e impara a starne lontano, almeno per qualche ora.

    Hemingway sapeva cone vincere il blocco dello scrittore
    Ernest Hemingway Writing at Campsite in Kenya - fonte Wikimedia

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  • Andare fino in fondo: continua la caccia al personaggio

    La lettura del primo racconto (Appunti preliminari) della raccolta di Rick Moody The James Dean Garage Band mi ha fatto pensare a cosa sia necessario per caratterizzare bene un personaggio.
    Questo racconto è scritto come un diario in prima persona e la storia è molto semplice, quasi banale: la fine di un matrimonio. Tutto il racconto è incentrato sulla caratterizzazione di un personaggio, che è anche il narratore, mentre gli altri restano in ombra. Non succede quasi niente, solo piccoli fatti quotidiani.

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  • Caccia grossa - quando non si scrive si va a caccia di personaggi

    Succede a volte che gli scrittori, quando parlano di scrittura, dicano di osservare gli sconosciuti che incontrano nelle situazioni quotidiane per ricavarne ispirazione. Più volte mi è capitato di leggere di qualche scrittore che, facendo finta di niente, origliava le conversazioni dei vicini di tavolino al bar, o in coda alla posta, in tram e così via. Ho provato qualche volta anche io, quando mi ricordavo perché di solito ho la testa tra le nuvole e penso ai fatti miei o più facilmente leggo un libro, ma non ho mai trovato niente di interessante, solo frasi banali trite e ritrite, il festival del luogo comune, la saga dello stereotipo da sfuggire come la peste, tanto per usare un'espressione originale.

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  • Che burloni gli scrittori

    Sulla Repubblica di carta di venerdì, nella pagina della cultura, ho letto una cosa interessante. L’ho letto solo oggi, vabbè, ho avuto da fare, e comunque non era una cosa urgente.

    E’ la storia di uno scrittore inglese che non riusciva a pubblicare il suo romanzo. L’aveva mandato a un sacco di editori e tutti gli rispondevano che non valeva la pena, che non era nella loro linea editoriale, che era interessante ma non per loro e tutte quelle belle frasette che usano gli editori in questi casi qui.
    Insomma, un po' seccato da tutti questi rifiuti, invece di piantare un chiodo nel suo studio per infilzarceli dentro come ha fatto qualcun altro, 'sto tipo furbetto, che si chiama David Lassman, ha pensato di fare un esperimento e ha copiato i primi tre capitoli di tre romanzetti già editi, di una scrittorina sconosciuta che si chiamava Jane Austen che tanto è morta e quindi non se la prende, avrà pensato lui, ha cambiato i nomi dei personaggi e i titoli e li ha mandati. Che poi, visto che deve essere anche uno spiritoso, ha pensato bene di mettere come indirizzo del mittente quello del Jane Austen Centre di Bath, aggiungendo altri piccoli indizi che non sto qui a raccontarvi parola per parola, leggetevelo anche voi l'articolo di Repubblica di venerdì 20 luglio.
    La cosa divertente è che dei diciotto editori a cui aveva mandato il manoscritto, solo uno ha riconosciuto l’origine e gli ha risposto “cattivello, il plagio non si fa, non sta bene”. Tutti gli altri gli hanno rifilato il solito ciclostilato, bontà loro che hanno risposto.

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  • Due piccoli pezzi che non sono piaciuti a nessuno

    Metto qui altri due studi di personagg, sono meno riusciti di quelli di Gianluigi Radice, si va avanti per tentativi: la scrittura è anche questo. edit 1 ottobre 12017.

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  • È possibile insegnare a scrivere?

    Un altro pezzo tratto dal vecchio blog di Paolo Cognetti, quello su Nova che non esiste più ma di cui posso evocare il fantasma grazie alla macchina del tempo di internet. Dico allenatore perché lui diceva che il nostro laboratorio della Scighera era come una palestra e lui era il nostro coach. Adesso nel 2017 vado in un'altra palestra e i miei coach sono tutte belle ragazze (ciao Virginia!), ma era bello anche quell'altro genere di allenamento.

    è possibile insegnare a scrivere?

    Da un commento nel blog del mio allenatore:

    1) Secondo te è possibile insegnare a scrivere? Se sì, che cosa?

    Forse sarebbe meglio chiederci: si può insegnare a fare arte? O al contrario: perché insegniamo a dipingere, a suonare, a recitare, e dubitiamo che si possa insegnare a scrivere, come se lo scrittore dovesse essere l’unico artista autodidatta?

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  • Fiat 124

    Un EDS di it.arti.scrivere sul tema FIAT promosso da quello che oggi chiamiamo Dario ma a febbraio 2003 era per tutti Lubna. Io l'ho risolto facendo la cover di una fiaba della mia tradizione familiare che si intitolava Naso Marcio che anche Italo Calvino cita nella sua raccolta Fiabe Italiane. Il titolo originale era La Chiave

    edit agosto 2017

    C'era una volta un contabile prepensionato che aveva tre figlie da marito.
    La prima si chiamava Morella, era alta e aveva grandi fianchi. Faceva la contabile, come il babbo.
    La seconda si chiamava Ginestra, era pallida e magra, faceva la telefonista in un call center.
    La terza era bionda e delicata, si chiamava Miele e faceva l'apprendista.
    Una sera il contabile prepensionato ando' al bar sport, davano la partita della sua squadra del cuore su tele+.

    Stava commentando ad alta voce la virtu' della moglie, della figlia, della mamma e dell'oculista dell'arbitro che aveva appena concesso un rigore assolutamente opinabile alla squadra avversaria, quando un uomo alto con un cappotto nero allontano' una delle seggiole di pertinenza del suo tavolino: "Permette?"

    Il contabile sollevo' la testa lasciando a mezzo l'ultima considerazione sull'onesta' delle cugine di terzo grado del gia' citato individuo in calzoncini corti: era un tipo burbero e gli piaceva guardare la partita da solo, ma due pupille d'ossidiana lo trapassarono da parte a parte, mandandolo nudo dal fuoco al freddo e dal freddo al fuoco come una sauna norvegese. Boccheggio', ammicco', scrollo' la testa e preso un gran respiro d'interpunzione fini' la sua litania imprecativa con un: "Prego, e' libera."
    Dopo alcuni cognacchini, due goal, un'espulsione e parecchi ulteriori svarioni arbitrali erano amici di sangue.

    L'uomo in nero divento' assiduo frequentatore del bar, prima, e della casa del contabile, poi.

    La sera del ventesimo compleanno di Morella suono' alla porta con un pacchetto di paste nella destra e un astuccio di velluto blu contenente un anello con zircone e coppia di zaffiri nella tasca sinistra del cappotto nero. La dichiarazione fu fatta tra la frutta e il dolce e il fidanzamento consumato dopo cena.

    Sul treno che riportava la coppietta dal viaggio di nozze l'uomo in nero estrasse dal taschino una chiave, meta' di plastica e meta' di ferro. La mostro' alla sua bella: "Sai cos'e' questa?"

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  • Ke Skiff!

    Un esercizio di scrittura sul punto di vista: hai notato la differenza tra la prima parte, vista da lei, e la seconda, vista da lui?  Lo stile è stato caricato per scaturire un effetto umoristico, ma in questo modo la tecnica è molto evidente. Il punto di vista è un aspetto fondamentale della scrittura creativa.

    (edit 20 agosto 2017)

    (versione lei)

    Mio marito s'e' comprato una barchetta.

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  • L'ascensore - un gioco per Barbara Garlaschelli

    Non mi so astenere dal partecipare a ogni tipo di gioco che riguarda la scrittura, che sia esercizio di stile o gabbia in cui racchiudere temi e contenuti (il bando dell'eds in fondo al testo). Come dirò in un commento, l'EDS per me è una scrittura facilitata, dammi una traccia stretta o un cordolo entro cui stare e mi fai felice: un po' come camminare sul rialzo, non lo facevi anche tu? Questa volta lo stimolo viene dal vecchio blog di Barbara Garlaschelli, è inutlle che lo cerchi perché non esiste più, è stato cancellato per errore un po' di anni fa. Ma Barbara continua la sua opera di animatrice in altri post, sul nuovo blog che si chiama Sdiario, sul profilo di facebook e sulla sua pagina dove dialoga con i suoi tantissimi affezionati lettori e anche in giro per il mondo, negli spettacoli  (chiamarli reading mi pare riduttivo) dove incontra il suo pubblico dal vivo. Edit 31 agosto 2017.

    L'ascensore

    C'erano Luigione, la Betta, la Tere, Ferro, Aldo, Geppo e io che non le sapevo le cose, ero sempre l'ultima a saperle.
    Era tardo pomeriggio, le sei e mezza, forse le sette: quasi ora di tornare a casa, che alla sera mica si poteva stare fuori. Era estate, era ancora molto chiaro e faceva caldo. Dall'oratorio stavamo andando ai giardinetti nuovi, quelli che avevano ancora le panchine. Per meglio dire, la panchina. Le avevano appena messe, all'inizio erano attaccate a terra, avvitate, non so come. Ma subito due giorni dopo eranto state staccate, spostate. E adesso ne era rimasta una sola, intera. Il bello è che si poteva mettere all'ombra.

    ascensore un racconto per barbara garlaschelli

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  • La crisi di governo

     Nell'ottobre del 1997 frequentavo una scuola di scrittura creativa. Il primo compito a casa assegnato dalla maestra aveva questa traccia: "Si consideri una recente crisi di governo e la si riscriva mettendo in evidenza gli elementi ridicoli e strambi, cioè la dimensione di commedia dentro cui si muovono protagonisti che si prendono troppo sul serio."

    Ecco quello che avevo scritto: due giorni dopo era caduto il governo di allora ma sono sicura che non era stata colpa mia. Nemmeno stavolta è colpa mia, ve lo giuro.

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  • La freccia nera

    la freccia nera loretta goggi a cavalloQuesto raccontino parte da un errore, infatti l'attore del telefilm la Freccia nera non era Roberto Chevalier e ci sarebbe voluto poco per controllare su internet la corrispondenza delle cose. Ma quella volta forse mi importava di più la spontaneità della narrazione piuttosto che la precisione dei fatti, si vede che per qualche motivo volevo collegare due situazioni che, in effetti, non potevano essere collegate. Adesso non rilascerei più un testo senza essermi documentata della correttezza di ogni citazione e lo raccomando sempre nei miei corsi. È importante anche nella scrittura creativa, perché un riferimento errato butta subito giù la sospensione dell'incredulità, quel patto che si instaura con il lettore che accetta di credere a ciò che sta leggendo, anche solo per la durata della lettura, e questo aumenta l'immersione nel testo e il piacere che se ne ricava. Questo è valido a maggior ragione in un testo non-fiction: che autorevolezza può avere un articolo di attualità, una trattazione tecnica o filosofica in cui sono citati riferimenti sbagliati? Bisogna essere consapevoli che i nostri testi potrebbero essere sottoposti a un pignolo fact- checking: non vogliamo mica fare la figura dei bugiardi, no?
    Con l'occasione faccio ammenda dell'errore: nessuno è perfetto ;-)

    Edit 28 agosto 2017

    Ti ricordi la Freccia nera? Non il libro di Stevenson che comunque era bellissimo e l’avevo letto e sognato quando ero proprio piccola, dico il telefilm in bianco e nero con Loretta Goggi vestita da maschio e Roberto Chevalier anche lui vestito da maschio, ovviamente. Lo trasmettevano a puntate la sera e per vederlo ogni volta erano scenate perché cominciava dopo Carosello e le regole di casa mi volevano a letto, ma io insistevo insistevo e insistevo e di solito ce la facevo.

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  • La funzione del frullatore

    Il titolo di questo post si riferisce a una discussione di su Fabula Letteratura relativa alla funzione dello scrittore, un'allusione che solo pochissimi erano in grando di cogliere già nel momento della pubblicazione di questo post, che di fatto risale a circa dieci anni dopo, figurati oggi che ne sono passati altri dieci. Mi sento come un'archeologa che tira fuori le cose strato dopo strato, le spolvera col suo pennellino morbido e le mette qui, a disposizione di chi le vuole rivedere che nulla sa dell'epoca in cui sono esistite. Questo reperto ha dei pezzetti mancanti, si tratta dei link al vecchio blog di Paolo Cognetti che non esiste più, ma come gli archeologi hanno certi strumenti che aiutano a far rivivere il passato, pure io ho la mia macchina del tempoche funziona piuttosto bene e ricostruscire le cose tali e quali agli originali. E Fabula? C'è! Edit 8 settembre 2017

    la funzione del frullatore

    Paolo Cognetti ha scritto tre post bellissimi sulla narrativa del reale, ovvero sul "ritorno della realtà nella narrativa contemporanea".

    I tre post sono interessanti per i problemi che mettono in campo anche se, per una volta, non concordo pienamente. I primi due vengono spesi (a parte un inciso sulla definizione di Wu Ming 1 della New Italian Epic che varrebbe da sola un post, vediamo dopo), per cercare di definire cosa è il realismo in letteratura. Posto che il non realismo non è la narrativa di genere, in quanto comunque metafora del reale, e poste e scartate altre sei ipotesi, Cognetti butta sul tavolo il suo asso di bastoni, un fenomeno che ha segnato in un certo senso la narrativa italiana contemporanea, questo fenomeno si chiama Gomorra.

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  • La Traversata

    Un testo per il laboratorio di Laura Lepri, l'esercizio riguardava il punto di vista, che doveva essere del genere opposto al proprio, dunque nel mio caso si trattava di scrivere al maschile. Poi io ci ho messo dell'altro, come spesso succede.

    edit agosto 2017

    Il cielo era giallo, dall'orizzonte alla linea netta del fronte freddo nuvole nere si pressavano compatte. Il vento contrario alla marea discendente arruffava le onde che con piccoli guizzi argentei increspavano appena il mare grigio. Michele si fermò all'inizio della spiaggia sassosa a guardare Cowes e il canale, annusando l'aria. Poi si volse verso la Victory e carezzandone la prua lucida come un pianoforte da concerto girò intorno allo scafo dalla parte dove era appoggiata la scala.

    Salendo in coperta aveva annuito, come ogni volta del resto, al pensiero che la carena era la parte meglio riuscita di tutto il lavoro. Quando aveva rilevato il ketch - o quello che ne restava - nemmeno lui aveva previsto un risultato così soddisfacente. Le barche in legno non muoiono mai, gli aveva detto il vecchio guardiano del cantiere, l'unico che non aveva scosso la testa davanti a quel rottame mezzo sfasciato. Anche se, in verità, della barca originale era rimasto ben poco: aveva sostituito metà delle ordinate, il dritto di prua e quasi tutti i corsi del fasciame. Aveva aggiunto delle paratie interne per irrigidire lo scafo e le cabine erano state ridisegnate con criteri più moderni. Aveva fatto tutto da solo, unendo il tempo alla pazienza di chi vede lontano.
    Il piano di coperta, l'attrezzatura e gli alberi nuovi erano stati la spesa viva più consistente che aveva dovuto affrontare. Anche se stonavano un po' con le linee d'acqua così classiche della Victory lui non se ne dava troppo pensiero: sapeva che con la barca in acqua non si sarebbe notato.

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  • Le bugie: natura o cultura?

    Per il primo EDS del confessore, di cui ho già parlato anche qui, avevo scritto due racconti: uno era Va tutto bene e l'altro era questo sulla natura della bugia.

    Io credo che la bugia appartenga alla natura e pertanto sia un fenomeno al quale non si possa porre rimedio. Ne ho le prove.
    Gli animali, per esempio, mentono. E perfino alcune piante. Si potra' obiettare che e' iscritto nel rispettivo codice genetico se certi insetti si travestono da foglie o rametti secchi per catturare le loro prede o certi fiori si truccano da farfalle per attirarne un gran numero e garantirsi una sicura impollinazione (che poi, come ci insegnavano da bambini, e' sempre questo il motore che fa girare il mondo) e comunque il mimetismo del regno animale non ha niente a che vedere con quello di un signore che cerca di assumere lo stesso colore della tappezzeria vedendo la propria moglie entrare nel locale dove e' gia' in ottima compagnia, sebbene si tratti in entrambi i casi di istinto di sopravvivenza.

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  • Prendere il largo

    La barca bianca e celeste si stacca dal molo. Scivola veloce e sicura sull'acqua calma. Intorno a me l'assolata inoperosità della domenica pomeriggio. Windsurf stesi sulla riva. Tre signore in costume chiacchierano sullo scivolo di cemento, con i piedi in acqua. I soliti sfaccendati, appoggiati al parapetto, guardano le barche uscire o rientrare. Criticano le manovre lanciandosi l'un l'altro sguardi di intesa e indossano l'aria di chi avrebbe saputo fare molto meglio. La brezza leggera accarezza la mia pelle abbronzata troppo in fretta, ma è un refrigerio ingannevole.

    -Mamma, vorrei sistemare un po' la mia camera.
    Non ero sicura di aver capito bene. Riordinare "spontaneamente" quella specie di retrobottega di rigattiere che per abitudine continuavamo a chiamare camera di M.?

    Arrivata all'altezza del frangiflutti la piccola randa passa e la barca bianca e celeste accosta a sinistra. La manovra ha solo una lieve incertezza, poi riprende la sua rotta. Non lontano un uomo con la muta e le bombole sta per immergersi. Siede sul bordo di un gommone dando le spalle all'acqua. Tenendo una mano sulla maschera si rovescia all'indietro e sparisce tra gli spruzzi.

    Guardavo la fila di scatoloni allineati in corridoio. Bambole, peluche, mobili in miniatura. E poi piattini, pentoline, una cucinetta completa, perfino il cavallo a dondolo.
    -M., ma sei sicura di voler dare via tutta questa roba?
    Mia figlia mi sorrideva bonariamente, con la pazienza di quello che spiega a chi non vuol capire:
    -Ne ho tenute quattro, le mie preferite. Per ricordo. È tanto che non ci gioco più. Il cavallo lo passo a F.

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  • Scrivere son mica buoni tutti

    Non ho quasi mai riportato le citazioni dal vecchio blog ma per questo breve estratto farò un'eccezione, si tratta infatti di comprendere come funziona il processo creativo. Perchè apprezziamo l'arte? Cosa ha di speciale colui che sa interpretare i sentimenti di molti e li sa rendere gradevoli, utilizzando la scrittura o la pittura o le altre forme di espressione artistica? Qual è il trucco, o il segreto, per piacere al pubblico?

    edit 20 agosto 2017

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  • Si parla ancora di Gianluigi Radice

    Va bene, lo ammetto, questo pezzo era nato per Gianluigi e poi è finito nell'occhio di un coniglio, ma è così che funziona, sai? Si preparano le stoffe e poi si cuciono come è necessario in quel momento lì, si cambiano i nomi, si riadatta, si allunga e si accorcia, si allarga e si stringe, si rivoltano dove sono consumati, si aggiungono nastri e bottoni, un ricamo per nascondere la macchia. La scrittura è anche qusto. edit 1 ottobre 2017

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  • Strapostultramoderno - Critica letteraria

     

    Stamattina sono andata in posta per fare una raccomandata. Ho preso il numeretto, P020, e ho guardato sul tabellone: c’era il P001 e dentro l’ufficio postale tre o quattro persone in tutto.
    Non capivo.
    Poi si è scoperto che la macchinetta che dava i numeri stava dando i numeri e per le raccomandate occorreva fare una coda tradizionale allo sportello numero uno mentre per gli altri servizi valeva la distribuzione del tabellone, che infatti rollava numeri casuali accompagnandosi con il tipico bip.
    Mentre aspettavo il mio turno mi dicevo che nella letteratura stra post ultra moderna non è più decisivo il nuovo, nell’espressione formale e nei contenuti e nella struttura destrutturata, ormai sticazzi del nuovo, quello che conta davvero oggi è il senso.

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  • Su Carver

     

    fabulaTanti anni fa, ma veramente tanti, partecipavo a una mailing list dove si discuteva di libri e letteratura a latere del sito Fabula.it - che purtroppo non esiste più ma ha contribuito a formare alcune persone che stimo, operatori dell'editoria, scrittori, autori, giornalisti e traduttori, intellettuali e perdigiorno che ho la fortuna di annoverare ancora tra i miei amici di facebook (edit agosto 2017)
    Per me è stata un'esperienza straordinaria e sotto certi aspetti mi ha cambiato la vita: non sarei quella che sono oggi, qualsiasi cosa adesso io sia.

    Ho pensato di ripubblicare qualche mio antico contributo: discussioni o recensioni, a partire da questo del 24 marzo 1998:

    Mafe, a me che lamentavo l'assenza di Carver dalla lista:

    > ehi, io ne ho parlato, e' uno dei miei autori preferiti!!

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  • Va tutto bene

    La prima edizione di questo raccontino è stata scritta per l'EDS bugie nel gruppo it.arti.scrivere: i primi giorni di ottobre dell'anno duemila nasceva il "confessore", un sistema che avevo ideato per rendere anonimi i racconti, almeno temporaneamente, incoraggiando i commenti spassionati a prescindere dalla reputazione degli scrittori. Questo esercizio di scrittura doveva dunque - per me - sottostare a due regole: attenersi al tema dato, "bugie" e mimetizzarsi in modo da non far capire subito che l'autore ero io.

    Edit 6 agosto 2017

     

    Lasciami giu' qui
    E' la solita prudenza
    Loro senza me, hai detto
    E' un problema di coscienza.
    Certo che lo so, certo che lo so
    Non ti preoccupare
    Tanto avro' da lavorare...

     

    "Si', sono d'accordo, e' cosi' anche per me". Annuiva e guardava le foglie fradice incollate alla strada tra le pozzanghere iridescenti.
    "Lo sapevamo che non sarebbe stato per sempre, ti ricordi?"
    "Certo che mi ricordo. Te l'ho detto, anch'io sono un po' stanco. Va bene anche a me."
    Erano arrivati senza accorgersene in fondo alla via, e un grande prato incolto si stendeva davanti a loro. La pioggia aveva lasciato l'aria trasparente e la riga di nuvole nere si stava allontanando. Il fango pero' era ancora fresco, lo sentivano viscido sotto le scarpe.
    Si erano fermati e si fronteggiavano indecisi se tornare indietro o costeggiare il prato lungo il sentiero.
    "Devi andare?"
    "No, sarei libera ancora per un po'. Se devi andare tu, pero'..."
    "No, no, io resterei volentieri. Non fa freddo."
    "Si', si sta ancora bene."
    Stava per darle la mano, poi invece lascio' stare e la mise in tasca, sentendosi goffo.
    "Camminiamo ancora un po', ti va?" disse lei prendendolo a braccetto, "Posso appoggiarmi? Ho paura di scivolare."
    Le strinse un attimo il braccio, e poi camminarono piano lungo il prato umido.
    Le rondini gridavano tracciando rotte irregolari nel cielo chiaro.

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