testata camel

Tutti i miei EDS

Questi sono i famosi EDS, esercizi di scrittura proposti da me e offerti a chi aveva voglia di giocare a scrivere restando dentro i paletti di uno slalom speciale fatto apposta per rendere le cose un po' difficili, cosa che invece, spesso, le rendeva più facili, vai a sapere.

Gli EDS sono nati per it.arti.scrivere, resuscitati per il vecchio blog e ora affrontano qui la terza età, come vecchietti sprint che non ne voliono sapere di mollare i mazzo: i più antichi arrivano direttamente da it.arti.scrivere, dal 2013 sono festicciole organizzate da me su blog della Donna Camèl dove hanno costituito il laboratorio di scrittura itinerante che ha divertito me e i miei amici per anni.

Il gioco non si ferma, se hai voglia di partecipare, se cadi preda di un'improvvisa ispirazione, scrivimi nei commenti, non ti farò mancare la mia ambita recensione...

  • Un esercizio di scrittura sul senso del tatto

    Prima metto il testo del mio brevissimo esercizio di scrittura, si parla ancora dei cinque sensi e questa volta si tratta del tatto che ho voluto interpretare in modo un po' sci-fi. Dopo il mio esercizio puoi leggere il bando, cioè i paletti che io me medesima ho stabilito per rendere più difficile e quindi più facile la scrittura.


    Dai, apri la touchcam
    - No, non mi va
    - Ti prego, son già tre settimane che sto qui, non ne posso più.
    - Ma se l'abbiamo fatto ieri sera, e l'altro ieri, e tutti i giorni da quando sei partito.
    - E allora? Intanto non è la stessa cosa che a casa. E poi, a casa lo facciamo anche due volte al giorno, quindi... dai apri.
    - L'hai detto, non è la stessa cosa.
    - Uffa. All'inizio non dicevi così. All'inizio ti piaceva.
    - Sarà stata la novità. Le prime volte anche solo l'idea...
    - Mi basterebbe una carezza. Stasera sono triste. Mi sento solo. Mi sento come un pulcino bagnato, lontano da casa, lontano da te e dal mondo civile, lontano da tutto. Sob.
    - Vabbè, una carezza. Poi basta.

    esercizio di scrittura sul senso del tatto

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  • Per parlar dei cinque sensi cominciamo dal naso

    Spoiler! ti dico subito come è andata a finire questa storia: i cinque sensi sono un bello steccato da mettere intorno al prato dove far pascolare scrittori in erba, noi abbiamo pascolato e  abbiamo scritto, più io lo mettevo in alto e più loro la facevano bella, così è andata a finire che abbiam fatto un libro vero davvero. Il libro è ancora quida vedere, la copertina è bellissima, noi ci siamo divertiti tutti e se lo leggi forse ti diverti anche tu.

    lo steccato per parlar dei cinque sensi cominciamo dal naso

    Il primo senso è il naso: il bandolo

    Sniff sniff ma che cos'è questo odorino qua, ma che buono che è, ma che fresco ma che caldo ma che appetitoso ma cosa sarà.

    Va bene, mi sono sgamata da sola: ho intenzione di lanciare a spron battuto una serie di EDS basati sui sensi. Qualcosa che, poi, chissà. Cinque sensi ma forse anche sei o sette, il sesto senso essendo uno di quelli più importanti per la scrittura e il settimo vedremo quando sarà sarà.

    Per adesso scriviamo un raccontino dove il naso ha una rilevanza centrale, difatti sta proprio al centro di quasi tutte le facce, e gli odori soprattutto ma non solo.

    (omissis)

    Il paletto che ci metto, il Venturi de noialtri duri e puri, per addensare la materia fluida e renderla formidabile, per sciogliere le dita e far dolce la salita è questo qua: la storia che stai per raccontare deve essere ambientata non meno di 50 anni fa, quindi prima del 15 febbraio 1963, quando tra l'altro ancora non era uscito nessun disco dei Beatles: ci puoi credere? Documentati su internet, sulla treccani, chiedi a tua nonna, fai come vuoi e datti da fare: buon lavoro!

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  • Amico mio, cos'è questo rumore?

    C'era da scrivere un racconto per un esercizio di stile e ci voleva qualcosa che ha a che fare con l'udito, l'ascolto, un rumore strano, sordo ma acuto, ripetuto. A volte sembra vicino, a volte si sperde lontano.
    È un po' inquietante, è fastidioso, è misterioso.
    Ma cosa diavolo è?
    Dimmelo tu cos'è.

    Ah, ma la difficoltà dove sta?
    Deve essere in seconda persona singolare: dammi del tu.

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  • Esercizio di scrittura creativa: un racconto di paura

    strilloRipubblico ora questo raccontino di paura che avevo scritto il 31 ottobre 2012, non a caso halloween, per un esercizio che aveva queste semplici regole:

    1) paura!
    2) un numero almeno
    3) una parola inventata

    Siccome mi piace ancora lo pubblico oggi come se fosse nuovo, senza il solito apparato di commenti originali, critica letteraria, spiegoni eccetera. Va bene lo stesso?

    Gatto nero

    Ho un gatto nero. Non l'ho scelto io così, anche se i gatti neri mi piacciono molto, è nato dalla mia gatta Astrid - che è tigrata - una notte d'estate di dodici anni fa, in un paesino sulle Alpi francesi. Dunque il mio gatto è francese ma si fa capire molto bene anche in italiano.

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  • Quanto a me - esercizio di scrittura creativa


    Prima il mio racconto, poi le regole di questo esercizio di scrittura creativa, che è "l'attesa", e tutta l'infinità dei commenti dei partecipanti e miei 5 cents sui racconti dei partecipanti.

    Dedicato all'amico MaiMaturo.

    Quanto a me, ho sempre aspettato di diventare grande.

     

    Quando andavo a scuola avevo l'abitudine di passare sotto un cartello stradale. Il cartello, anzi la serie di cartelli, per essere precisa, era avvitata alle estremità su due pali. Erano cartelli di metallo serigrafato, di quelli che finiscono a freccia, c'era scritto Como, e poi Varese, Aeroporto di Linate e poi non so, non mi ricordo tutte le città indicate. Erano posizionati uno sotto l'altro con un piccolo spazio che li separava, come le traversine di un treno che va verso il cielo, posto che i pali fossero i binari. Mi ricordo il punto preciso, la via e l'incrocio, non lontano da casa mia, il quartiere dove abito anche adesso.
    Andavo a scuola senza fretta, guardavo spuntare i fiori nei giardini delle villette oppure guardavo i mucchi di foglie colorate che si accumulavano negli angoli, o la brina che trapuntava i prati, i boccoli di ghiaccio che pendevano dai rami come decorazioni da alberi di natale. Arrivata nel punto dei cartelli passavo sotto, non potevo farne a meno, era come un rituale o una abitudine, non ci pensavo nemmeno più. Delle volte non ci si fa caso, sui percorsi abituali si cammina - o si guida - senza pensare alla strada da fare. Si pensa ai fatti propri o si notano i colori del cielo, la riga bianca lasciata da un aereo, il profumo del glicine (chissà perché adesso non ci sono più tanti glicini nei giardini, hanno messo il gelsomino che è bello e profumato ma nasconde tutto, fa siepe fitta, mentre il glicine vuole salire, con quei suoi rami contorti che si avvoltolano sulle inferriate, e lascia ai passanti l'agio di guardare dentro: un piccolo prato tagliato con cura, un tavolo di ferro battuto con le sue sedie bianche intorno, un triciclo abbandonato sul sentiero di sassolini, la cuccia del cane in un angolo protetto. Giorno dopo giorno, senza nemmeno farci caso, dai piccoli oggetti che c'erano o non c'erano si poteva farsi un'idea degli abitanti di quella casa, se c'erano bambini o anziani, si capiva anche dal colore dei panni stesi sui fili messi apposta) ma col gelsomino non si vede niente, si sente solo il profumo e basta.

    gemma

     

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  • Sono io

    EDSSono io.
    Sei ancora arrabbiata? Dai, apri che fa freddo. Sono tutto bagnato.
    Ho camminato nel buio, non lo so dove sono andato. Volevo farmi passare il nervoso. Non pretendo di avere ragione, ma certe volte non ti sopporto e in questi casi l'unica cosa che riesco a fare è andare via.
    Ho le mie colpe, non dico di no. Sono fatto così, te l'avevo anche detto.
    Adesso apri il portone, che non ho le chiavi. Sono uscito senza giacca.
    Ci ho pensato su. Ho ripensato a questi tre anni, a com'era prima che tu venissi a stare da me. È vero, hai messo un certo ordine nella mia vita, anche se riguarda soprattutto aspetti che non consideravo, che mi sembravano marginali. Non stavo mai a casa, non mi accorgevo della differenza tra avere le tende alle finestre o non averle. Però hai ragione quando mi fai notare che non si può vivere di pizza da asporto stravaccati sul divano, per quanto negli ultimi tempi mangiavo un po' più variato, da quando avevano aperto quel take away cinese in viale Lunigiana. Non insisto su questo argomento, ti ho detto che hai ragione, anche se il minestrone continua a non piacermi.

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  • EDS Il nome della cosa: C come cioccolato

    Le cose sono le cose oppure, detto come una che se la tira, il correlativo oggettivo.

    Là nel mio vecchio blog (e ora anche qui nel nuovo) ho usato a volte un tag apposito, le cose sono le cose, per mettere insieme un tot di raccontini che sono partiti da un oggetto materiale qualsiasi e, nel migliore dei casi, sono arrivati a esprimere anche altro, spesso oltre le mie intenzioni. Il bello di questo gioco è che i lettori ci hanno visto molto di più di quello che ci avevo messo, ma pure io, alla fine.

    Regole:

    - Scrivi un raccontino sul tuo blog che abbia a che fare con uno o più oggetti materiali di qualsiasi genere o specie: valgono anche cose inventate, zombie, creature soprannaturali o fantastiche
    - Quando hai finito vieni qui a dirmelo
    - Non farla troppo lunga, finiamo entro lunedì 2 aprile alle 22,30.

    - Ah, dimenticavo: il nome della cosa deve cominciare per C. (Troppo facile se no, eh.)

    Il resto come al solito: se non hai un blog o ce l'hai ma non vuoi che lo sappiano in giro, mandami il racconto via mail che ci mettiamo d'accordo.

    il nome della cosa c come cioccolato

    Il mio racconto: C come cioccolato

    Da piccola lo rubavo a mio padre. Lui ne teneva una scorta segreta nel cassetto del comodino. Lo mangiava di notte, non si faceva vedere. Io l'avevo scoperto per caso, stavo cercando Topolino nuovo. Nascondeva anche quello, ma solo fino a che non l'aveva letto lui, poi ce lo passava. Quando uscivano la sera - spesso andavano al cinema o a giocare a carte, aspettavo che la Teresa spegnesse la luce, aspettavo che dormissero tutti e entravo in camera senza fare rumore. C'era quell'odore che sapeva di mamma, se mi concentro posso quasi sentirlo per un attimo, borotalco, acqua di rose più qualcosa che non so definire, forse l'ammorbidente o l'appretto con cui venivano stirate le lenzuola, era un odore che si sentiva solo lì, non ce n'era traccia nel resto della casa. Chiudevo la porta e accendevo l'abatjour col paralume rosa. Aprivo il cassetto e guardavo per ricordarmi come erano messe le cose. Erano tutte tavolette svizzere, le andavano a prendere apposta a Chiasso perché erano più buone, anche le sigarette ma quelle perché costavano meno. Ne cercavo una già aperta, possibilmente fondente, ne prendevo una fila intera per non far capire. La cacciavo in bocca e poi rimettevo tutto a posto, la stagnola e la carta ben ripiegata sotto. La mandavo giù in fretta e tornavo a letto, il sapore mi rimaneva in bocca anche dopo che mi ero addormentata.

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  • EDS incipit, o della citazione: 4maggio

    Prima il mio racconto, poi il bando e per finire i miei commenti ai racconti di tutti: questa è la procedura standard e sta funzionando, quindi perché cambiare?

    Di questo racconto posso dire che tenga duro signorina è il mio motto, la mia forza e la mia bandiera, se non lo sai, sally.

    raymond queneau - il diario intimo di sally mara

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  • Premio GIGI REDER e Poi con Io tra di noi di Dente

    Stavolta sono stata veggente e sei anni fa ho predisposto quello che mi serviva proprio adesso: uno screenshot con l'esercizio direttamente dal blog originale, che ora manco a dirlo non c'è più! Poi c'è il mio racconto che si intitola Poi abbinato alla canzone di Dente Io tra di noi che conferma la mia lugimiranza, vedi nei commenti: ma lo sai che quest'anno, vale a dire nel 2018, Dente e Guido Catalano - che in questi anni hanno scalato la popolarità nei rispettivi settori musical-poetici, faranno un tour insieme? Roba da matti. E poi non dire che non te l'avevo detto.

    A seguire i link originali, chi c'è c'è e chi non c'è più amen, una nuova edizione del video e tutti i commenti. (intro 7/01/2018)

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  • Grande pino e terre rosse - EDS del ponte

    Ieri mi sono fatta un regalo. Ho preso su me stessa e mi sono portata a vedere la mostra di Cézanne a Palazzo Reale.
    Facciamo così, mi sono detta, scegliamoci un quadro, uno solo, e guardiamo quello e basta. L'avevo sentito la settimana scorsa nel programma di Fazio di guardare un quadro solo in un museo, di più non ha senso, aveva detto Daverio.
    Ha ragione, avevo pensato.
    Allora facciamo uno per uno, mi sono risposta, guardiamo due quadri non di più.
    E così siamo andate.

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  • EDS di Halloween - La macchina del tempo

    A grande richiesta un nuovo EDS per Halloween, che ne dici se facciamo un ibrido mezzo Facebook e mezzo blog?
    Facebook è effimero e c’è il rischio di perdersi, però è svelto e forte. Il blog è un pachiderma ma ha la memoria lunga e non dimentica nulla, ci puoi contare se dopo tanti anni è ancora lì qualche cosa vorrà dire
    Allora facciamo così: se vuoi tu scrivi sul tuo blog e posta il link qui nei commenti, se non hai il blog o non ti va puoi postare direttamente su Facebook e taggare me e gli altri in modo da farcelo sapere, così alla fine ritroviamo i pezzi tutti insieme e facciamo baldoria come una volta.macchina del tempo

     

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  • EDS di Halloween - un fenomeno ricorrente

    Siamo arrivati alla stagione più felice del blog della donna camel, si era come oggi vicini alla vigilia di ognisanti quando mi presi la briga, e di certo anche il gusto, di trasportare questo gioco divertente da un luogo disabitato a un altro in pieno rigoglio. E poi l'ho fatto ancora, e ancora. Quante volte? tante volte che non le so contare, sette volte sette e forse di più. E il meglio deve ancora venire.  I racconti sono ancora quasi tutti lì, raggiungibili dai rispettivi link: ne manca solo uno, per parafrasare il finale. Edit 25 ottobre 2017
    eds di halloween blog della donna camel


    Adesso che questo diario intimo sembra ritornato agli antichi splendori (sarà vivo o è un morto vivente?) grazie al concreto e fattivo apporto di nuovi amichetti di blog, provo a lanciare una versione riveduta e corretta di quello che nel secolo scorso chiamavamo EDS, che vuol dire Esercizio Di Scrittura (un gradino sotto gli Esercizi di stile di Queneau - perché principianti si nasce e c'è chi ci resta per tutta la vita)

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  • È possibile insegnare a scrivere?

    Un altro pezzo tratto dal vecchio blog di Paolo Cognetti, quello su Nova che non esiste più ma di cui posso evocare il fantasma grazie alla macchina del tempo di internet. Dico allenatore perché lui diceva che il nostro laboratorio della Scighera era come una palestra e lui era il nostro coach. Adesso nel 2017 vado in un'altra palestra e i miei coach sono tutte belle ragazze (ciao Virginia!), ma era bello anche quell'altro genere di allenamento.

    è possibile insegnare a scrivere?

    Da un commento nel blog del mio allenatore:

    1) Secondo te è possibile insegnare a scrivere? Se sì, che cosa?

    Forse sarebbe meglio chiederci: si può insegnare a fare arte? O al contrario: perché insegniamo a dipingere, a suonare, a recitare, e dubitiamo che si possa insegnare a scrivere, come se lo scrittore dovesse essere l’unico artista autodidatta?

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  • L'ascensore - un gioco per Barbara Garlaschelli

    Non mi so astenere dal partecipare a ogni tipo di gioco che riguarda la scrittura, che sia esercizio di stile o gabbia in cui racchiudere temi e contenuti (il bando dell'eds in fondo al testo). Come dirò in un commento, l'EDS per me è una scrittura facilitata, dammi una traccia stretta o un cordolo entro cui stare e mi fai felice: un po' come camminare sul rialzo, non lo facevi anche tu? Questa volta lo stimolo viene dal vecchio blog di Barbara Garlaschelli, è inutlle che lo cerchi perché non esiste più, è stato cancellato per errore un po' di anni fa. Ma Barbara continua la sua opera di animatrice in altri post, sul nuovo blog che si chiama Sdiario, sul profilo di facebook e sulla sua pagina dove dialoga con i suoi tantissimi affezionati lettori e anche in giro per il mondo, negli spettacoli  (chiamarli reading mi pare riduttivo) dove incontra il suo pubblico dal vivo. Edit 31 agosto 2017.

    L'ascensore

    C'erano Luigione, la Betta, la Tere, Ferro, Aldo, Geppo e io che non le sapevo le cose, ero sempre l'ultima a saperle.
    Era tardo pomeriggio, le sei e mezza, forse le sette: quasi ora di tornare a casa, che alla sera mica si poteva stare fuori. Era estate, era ancora molto chiaro e faceva caldo. Dall'oratorio stavamo andando ai giardinetti nuovi, quelli che avevano ancora le panchine. Per meglio dire, la panchina. Le avevano appena messe, all'inizio erano attaccate a terra, avvitate, non so come. Ma subito due giorni dopo eranto state staccate, spostate. E adesso ne era rimasta una sola, intera. Il bello è che si poteva mettere all'ombra.

    ascensore un racconto per barbara garlaschelli

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  • 11 songs

    Un esercizio di stile di it.arti.scrivere chiedeva di raccontare qualcosa sulle 11 canzoni che hanno avuto un ruolo nella nostra formazione: ecco le mie


    A carnevale davano le manganellate alle ragazze. Bambine, dovrei dire. Io non lo sopportavo. Era una specie di disonore. Con mia sorella facevo lunghe deviazioni per evitare l'onta, tentavamo ogni espediente per arrivare a casa salve. Ma a carnevale c'erano anche le feste e quella volta ero sola, col mio vestito di velluto blu e il portadischi, una specie di valigetta piena di 45 giri. Davide era biondo e sfrontato, occhi azzurri che mi scioglievano come un ghiacciolo al tamarindo lasciato sul muretto alle due del pomeriggio d'agosto. Però le manganellate no, no e no. Usai il portadischi prima come uno scudo e poi come una clava: lo buttai giù dalla bici ma la valigetta si aprì e tutti i dischi si sparsero sul marciapiede. Inghiottendo lacrime che non "dovevano" uscire gli dicevo: Hai visto cosa hai combinato? eh? hai visto? E lui, mentre mi aiutava a raccoglierli: Ti prego, lasciatene dare almeno una, almeno una, ti prego!

    NO.

    - Nel portadischi: Yesterday, The Beatles.

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  • Ke Skiff!

    Un esercizio di scrittura sul punto di vista: hai notato la differenza tra la prima parte, vista da lei, e la seconda, vista da lui?  Lo stile è stato caricato per scaturire un effetto umoristico, ma in questo modo la tecnica è molto evidente. Il punto di vista è un aspetto fondamentale della scrittura creativa.

    (edit 20 agosto 2017)

    (versione lei)

    Mio marito s'e' comprato una barchetta.

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  • Le bugie: natura o cultura?

    Per il primo EDS del confessore, di cui ho già parlato anche qui, avevo scritto due racconti: uno era Va tutto bene e l'altro era questo sulla natura della bugia.

    Io credo che la bugia appartenga alla natura e pertanto sia un fenomeno al quale non si possa porre rimedio. Ne ho le prove.
    Gli animali, per esempio, mentono. E perfino alcune piante. Si potra' obiettare che e' iscritto nel rispettivo codice genetico se certi insetti si travestono da foglie o rametti secchi per catturare le loro prede o certi fiori si truccano da farfalle per attirarne un gran numero e garantirsi una sicura impollinazione (che poi, come ci insegnavano da bambini, e' sempre questo il motore che fa girare il mondo) e comunque il mimetismo del regno animale non ha niente a che vedere con quello di un signore che cerca di assumere lo stesso colore della tappezzeria vedendo la propria moglie entrare nel locale dove e' gia' in ottima compagnia, sebbene si tratti in entrambi i casi di istinto di sopravvivenza.

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  • Ma quando imparerai, quando?

    aeroplano ultraleggeroIl titolo orignale era "Volo da sola" e si tratta di un esercizio: un compito per il laboratorio di scrittura condotto da Laura Lepri che avevo frequentato verso la fine del secolo scorso. L'indicazione era di rifare "Prendere il largo"ma con il punto di vista interno, possibilmente in prima persona. Dalla vela al volo, così ho fatto.

    Edit 6 agosto 2017

    Lo so. Sono un'incosciente. Non sono sicura di essere pronta eppure sono qui. Ma se non ci provo non saprò mai se è questo il momento.
    Arrivo al capannone nel primo pomeriggio. Ho sparso accorte bugie per garantirmi qualche ora di irreperibilità.
    Il signor Pietrone mi aiuta ad agganciare il carrello alla macchina, ma solo quando sono sul viale, prima di aprirmi il cancello, mi chiede:
    -E il marito?
    -Mi raggiungerà al campetto...- mento, guardando al di sopra della sua spalla.
    Guido con prudenza esagerata, attenta a ogni piccola buca, per i cinquecento metri che mi separano dal nostro prato.
    Prima di tutto la manica a vento. Pianto il paletto e la stoffa bianca e rossa pende molle, rassicurante.
    Poi scarico l'aereo dal carrello e apro i montanti delle ali. Senza fretta e senza pensare a niente le mie mani ruotano tubi, avvitano bulloni, infilano stoffa, controllano dadi. Una sequenza di operazioni automatiche che potrei svolgere a occhi chiusi.
    Manca solo la miscela e ho finito.

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  • Va tutto bene

    La prima edizione di questo raccontino è stata scritta per l'EDS bugie nel gruppo it.arti.scrivere: i primi giorni di ottobre dell'anno duemila nasceva il "confessore", un sistema che avevo ideato per rendere anonimi i racconti, almeno temporaneamente, incoraggiando i commenti spassionati a prescindere dalla reputazione degli scrittori. Questo esercizio di scrittura doveva dunque - per me - sottostare a due regole: attenersi al tema dato, "bugie" e mimetizzarsi in modo da non far capire subito che l'autore ero io.

    Edit 6 agosto 2017

     

    Lasciami giu' qui
    E' la solita prudenza
    Loro senza me, hai detto
    E' un problema di coscienza.
    Certo che lo so, certo che lo so
    Non ti preoccupare
    Tanto avro' da lavorare...

     

    "Si', sono d'accordo, e' cosi' anche per me". Annuiva e guardava le foglie fradice incollate alla strada tra le pozzanghere iridescenti.
    "Lo sapevamo che non sarebbe stato per sempre, ti ricordi?"
    "Certo che mi ricordo. Te l'ho detto, anch'io sono un po' stanco. Va bene anche a me."
    Erano arrivati senza accorgersene in fondo alla via, e un grande prato incolto si stendeva davanti a loro. La pioggia aveva lasciato l'aria trasparente e la riga di nuvole nere si stava allontanando. Il fango pero' era ancora fresco, lo sentivano viscido sotto le scarpe.
    Si erano fermati e si fronteggiavano indecisi se tornare indietro o costeggiare il prato lungo il sentiero.
    "Devi andare?"
    "No, sarei libera ancora per un po'. Se devi andare tu, pero'..."
    "No, no, io resterei volentieri. Non fa freddo."
    "Si', si sta ancora bene."
    Stava per darle la mano, poi invece lascio' stare e la mise in tasca, sentendosi goffo.
    "Camminiamo ancora un po', ti va?" disse lei prendendolo a braccetto, "Posso appoggiarmi? Ho paura di scivolare."
    Le strinse un attimo il braccio, e poi camminarono piano lungo il prato umido.
    Le rondini gridavano tracciando rotte irregolari nel cielo chiaro.

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  • Il marito

    Questo era un eds di it.arti.scrivere promosso da Fabrizio Patriarca, un giovanotto che successivamente ha pubblicato anche qualche libro. Aveva cominciato la serie descrivendo vari tipi di fidanzata, altre han continuato parlando male dei fidanzati, io ho fatto la mia parte con questo e qualcuno, a seguire, ha detto tutto sui mariti delle altre...

    Il marito (Maritus coniugalis coniugatus) discende direttamente dalle scimmie senza passare per Lucy, e questo lo può facilmente postulare qualsiasi moglie guardandone uno alla mattina presto prima del caffè.

    Esistono due specie distinte di mariti: i mariti propri (Maritus coniugatus) e i mariti delle altre (Maritus efficientissimus), di cui si hanno notizie solo per sentito dire o per averli visti al supermercato guidare carrelli stracolmi con amorevole premura. In questa trattazione mi occuperò principalmente dei mariti propri, di cui posso produrre documentazione certa e ampia letteratura.

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scrivere è il mio gioco preferito

"Scrivere è il mio gioco preferito" il mio motto è piaciuto anche all'amica Freevolah che l'ha interpretato così su Instagram.

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